lunedì 24 luglio 2017

Sul ciglio di luglio

Vincent Van Gogh Sera d’estate ad Arles, 1888





















Omoteleuti (con tutte le vocali)


Sotto un tiglio, vaglio meglio l’imbroglio di luglio.


Sul ciglio di luglio veglio un barbaglio d’orgoglio.




Giuseppe Arcimboldo – L’estate 1573






















Versicoli

che garbuglio è questo luglio
un intruglio in rima_sugli_o
consonanti in gran subbuglio
e vocali in tafferuglio
corriam via sott’un cespuglio
via da questo guazzabuglio


sabato 22 luglio 2017

Tre epèntesi

Giorgio Kienerk, Le printemps de la vie



















* * *

Giorgio Kienerk
Enigma Umano, Il Dolore






È l’araba fenice d'oggidì
Rigonfio spande luce notte e dì

(Soluzione 4/5) 







. . .

Giorgio Kienerk
Enigma Umano, Il Silenzio





Sebben si vieti, ognor è disputato
Giammai si disse duno sciagurato

(Soluzione 5/6)





. . .

Giorgio Kienerk
Enigma Umano, Il piacere






Non c’è né prima né subito dopo
La causa addita e pur anco lo scopo



(Soluzione 6/7)











martedì 20 giugno 2017

Qual piuma al vento. Esercizi

ph. Édouard Boubat


























La differenza tra il lato comico
delle cose e il loro lato cosmico
dipende da una sibilante
Vladimir Vladimirovič Nabokov

neologissimi
Bardotto: s. m. Caffè letterario
Mongolfiera: s.f. Orgogliosa donna dell’Asia centrale
by Franco Chirico
Acquedottolo: s. m. Rabdomante nano
Citare: v. tr. e intr. [dal giunglese Cheetare] Fare Cheeta

#fatespazio
José sarà mago
A Caporetto a capo retto
Valentina va lentina
Pol POTUS = Pol Pot US
augellin a ugellin











maccheronismi maliziosi
Tam pax certa melior quam sperata victoria’s secret

anagrammi
Rifletto trivio = Vittorio Feltri
Animal vestito = (politicante neofascista con la felpa)
Rammenti lupa = Melania Trump
Inutil petologia  = Giuliano Poletti
Bolzano-Bozen = Bonze al bonzo
Topolino genial = Paolo Gentiloni
Libran antisenni = Nanni Balestrini
Scanni illusione = Jannis Kounellis (per omofonie)
L’impervio = Primo Levi

recensioni sorrentine: The Young Pope
Elegante polpettone veterotestamentario ispirato alla religione nei limiti della semplice superstizione, con riflessi psicologi da tre soldi.

dubbi in cariola
Qual è il nome del cugino in salute di Pallade Atena?
Pallade Lardo

briciole novelle
L’alfiera marchesana di Monferrato:
- Polli, sempre polli, fortissimamente polli!
Decameron, Prima giornata, novella V
  
Pensava padre Pirrone:
Lanza, Lampedusa o Alliata
purché si magni la cassata.

In Firenze lasciata alle spalle via dello Sprone, si percorre via del Pavone, girando a sinistra per via dei Vellutini che inevitabilmente giunge in Piazza della Passera.

La rosa avventurosa per la morosa tenebrosa che fu ombrosa sposa ritrosa, ascosa in ben pietrosa prosa.

questione omerica
Ricordo con gratitudine del prof. Tullio De Mauro le sue lezioni su Saussure e la sua grande statura di studioso e intellettuale. Comprensibile il cordoglio unanime, tanto da non stupire di nessuna, proprio nessuna, testimonianza d’affetto









versicoli
epèntesi eluardiana col fiocco (6/7)
Novella fantolina or qui dimora
Scritta «Su ogni sbuffo dell’aurora»

trobar clus
Fiorivano gl’indizi
del tempo tra le righe,
ne colse Toni A. Brizi
sbrillanti gemme e spighe.

Or che tutti ha sedotto,
nel suo bel dì d’aurora,
quel gioco galeotto
pavesi la sua prora


exit
Oh Valentino di rosso vestito
ti sia lieve la terra di maggio
il tempo lieto ormai è fuggito
ci resta il torto ed un fiore randagio


venerdì 26 maggio 2017

AveTar


















Il 24 maggio, una data ora e sempre fatale, del corrente anno, il Tar del Lazio
ha annullato la nomina di cinque direttori di importanti musei italiani, perché i
detti nominati erano «non italiani».


Era ora! Finalmente la Ragione, in toga e tocco circonfusa, dà indiretta e ritorsiva conferma, con sentenza tonitruante munita di sigilli, che esiste eccome, in faccia ai debosciati felloni della patria nostra italiona bella, che esiste, insomma, sì esiste e va difesa ad ogni costo, quella che un manipolo di studiosi finissimi, il 26 luglio 1938, sotto l’egida del Ministero della Cultura Popolare, sfidando smidollati e increduli, proclamò quale inappellabile evidenza: «Esiste ormai una pura razza italiana».
Ergo la cura del nostro patrimonio artistico ha qual tutela suprema solo la carne, il sangue e lo sperma di detta pura razza preclara, ché il Piave già presago aveva mormorato, si capisce inascoltato, ogni nefandezza dei foresti barbari avvezzi a nutrirsi ancor solo di ghiande e di altre bacche, o di radici e vermi disgustosi, grufolanti parole da balbuzie cavernicola, intenti a ravanar pudenda infra il bracone in tela grezza, quando non in pelle di selvaggina giurassica manco ben conciata. E se lo dice un Giudicante togato, minchia, ogni replica è vano e insulso vilipendio, poi ch’egli eroicamente al mero lume d’un provvidenziale moccolo di cera, tra le ombre polverose della sua notte insonne, dopo scrupoloso scrutinio con meritoria acribia giureconsultica, nel garbuglio, infine, azzeccò la leggina insepolta, il comma offeso, la norma vindice.
Del resto, importa né punto né poco che nella compagine della pura razza son parte - bensì Santi aureolati da nimbi di fogge strabilianti, Poeti che il lauro gli fuoriesce perfino dalle froge e Navigatori navigatissimi - ma pur anche «biscazzeruzzi dalle tre carte su l’ombrello ne’ chiassetti reconditi, cartomanti con la tigna, tosacani dilettanti a ora persa, (...) contrabbandieri di dadi di pollo avariati, prestatori di pene a vecchie femmine remuneranti» (C. E. Gadda).
Qui il punto è altro, il giudicante in toga su pulpitante scranno statuì una circostanza che nemmeno i più aspri spregiatori delle virtù italiche possono denegare ai membri della sua pura razza, ossia «d’aver un culo, sotto il quale si potesse collocare una seggiola» (C. E. Gadda). E dunque via, fuori, raus: le terga forestiere tornino oltralpe e oltremare a poggiare su acconci nudi rami o su cavi tronchi alla deriva, onde non sia mai che le nostrane profumatissime seggiole siano offese da miasmi barbarici di selvatiche scoregge, dacché notoriamente solo le natiche di quelli della pura razza, nonché callipigie, son debitamente nette d’ogni oltraggioso tanfo.
Amen

lunedì 1 maggio 2017

Kitsch c'è e kitsch non c'è

Sulla nuova Collezione "Masters" di LV & JK
(immagini omesse per dispetto, disponibili qui)
















Nutrendo una incrollabile certezza sulla inutilità sociale dell’indignazione, e dovendo riservare un malmostoso e risentito rancore a vicende di ben altro scandalo, ci tocca di destinare, al rimanente vasto squallore che incombe, un divertito disprezzo, una distratta disistima, un indifferente biasimo.
S’era tutti, nevvero, in febbricitante e spasmodica attesa delle novità straordinarie che avrebbe generato l’annunciata collaborazione del più grande artista di tutti i tempi, JK, già marito dell'onorevole Ilona Staller, con LV, il marchio del lusso più prestigioso dell’universo. Perfino nell’Olimpo gli dèi s’erano accalcati senza ritegno, tra spintoni e gomitate tutt’altro che commendevoli, pur di stare in prima fila per meglio ammirare l’imminente collezione strabiliante.
E che ti cavano quelli dal cilindro? Quattro borse con su stampati particolari di immortali capolavori di Leonardo, Tiziano, Rubens, Fragonard e Van Gogh. Basiti per l’incredibile trovata creativa, mentre il rovello ancora oscilla incerto tra meco e stica, dovendo del resto tacere daltre estasi per pudore e convenienza, sorge nondimanco spontanea una domanda. Ma come hanno fatto ad ottenere il consenso di quel pazzo di Vincent, o di quell’altro burbero e incazzoso di Leonardo? Ah, ecco, già sono morti Vincent e gli altri, né hanno eredi con stuoli d’avvocati per tutelarne i diritti. Pare una sorta di contrappasso, per interposta persona: il povero, si fa per dire, LV riprodotto da falsari in ogni angolo del mondo, che si fa falsario a sua volta, sfruttando a gratis e senza consenso, l’opera dell’ingegno altrui.
Ogni scrupolo morale o bottegaio potrebbe tuttavia sospendersi, innanzi alleventuale valore simbolico della cosa in sé, sempre che se ne rinvenisse alcuno. Poiché, di contro, pare difficile negare che il grandissimo artista, complice e ispiratore della trovata, con quest’ultima prodezza voglia ribadire l'assoluta centralità della transustanziazione della paccottiglia, il trionfo del kitsch che s'invera nel lucroso vertice del patacca-style. Se poi le stampate borsette implicassero una immonda reificazione mercantile di opere dello spirito, chi se ne fotte. Volete mettere il piacere e l’innegabile buon gusto di trasformare in inconsapevoli e ambulanti testimoni d’arte, strafighe ancheggianti in luxury hotel a Dubai, o isteriche mogli di commercialisti in shopping compulsivo tra San Babila e via Bigli?
Del resto, è il lusso, bellezza! Come dubitare che i vizi privati di Odette de Crecy, per eterogenesi dei fini, non siano, con ogni evidenza, preclare e  pubbliche virtù? Avrà pensato l’artista, mentre sbirciava compiaciuto l’ultimo estratto conto ricevuto dalla sua banca.

martedì 21 marzo 2017

Sguardi

Ph. Egor Shapovalov


























Luci intrecciammo improvvisamente
tra fumi di scontento e disincanto,
sul limitare di vicoli dinganno.

Farandola e follia evanescente,
faville alate, cieche nellincanto,
che del tumulto dicono e non sanno.




giovedì 9 febbraio 2017

Chiamami adesso


Anagrammi in versicoli a

Paolo Conte

Brassaï, Fille de joie, Rue Quincampoix, 1931

























Tono epocal,
lento opaco,
o con petalo
o capo lento,
poeta col no
e palco tonò!






domenica 5 febbraio 2017

Rime tempestose

Giorgio de Chirico, Cavallo bianco in riva al mare, 1940 ca.
























Sorge il sole, canta il gallo,
donald trump monta a cavallo,
ma l’imbizzarrito equino
scuote il duce leonino
prima in aria e poi in terra.
«Basta, basta sia la guerra!
Questo pony è messicano
e forsanche musulmano:
metto al bando questo e quello
e li sfido pure a duello.
E tu brutto grugno equino
porgi al duce un bell’inchino
e di nuovo immantinente
offri il dorso penitente
ché mi aspettano le folle
per plaudirmi ormai satolle
del portento che io sono
sia che bercio, twitto o tuono,
circondato da strafighe
che trascinan le mie bighe.
Trepidante attende il mondo
le mie gesta a tuttotondo:
immigrati e poveracci?
Via, cacciati come stracci.
Donne, infermi e altri sfigati?
Affanculo e bastonati.
Il mio gran messaggio è chiaro:
«o sei ricco oppur ti sparo».
«Baro, baro, baro, baro
- or proruppe il fiero equino -
mai e mai sulle mie spalle
porterommi un contaballe,
sarò io ben un cavallo
ma tu sei uno sciacallo,
di nequizie vil stendardo
turpe, rozzo e gran bastardo.»