domenica 19 agosto 2018

La majorité c’est vous

Ph. René Maltête

Ottonari in distici del nostro sgomento


Giacobini da strapazzo
Gran ministri de stocazzo

Tricoteuses alle tastiere
Lazzi e ringhi da ringhiere

Deliranti allo sbaraglio
Con in canna sempre un raglio

Spacciator d’ogni menzogna
Non conoscono vergogna

Manigoldi ed ignoranti
D’odio sordo ognor belanti

Ostentato cretinismo
O stentato oscurantismo

Ostinata e vil canaglia
Sempre pronta alla battaglia

In un sabba medievale
Dimbecilli al baccanale

Ululanti ed insolenti
Con la bava da dementi

Maramaldi da pugnetta
Stivaloni e baionetta

Veri pecoron mannari
Con sinapsi da comari

Gran minchiate a bandoliera
Strombazzate a tiritera

Al cui suon marcia la ggente
Oramai plebe fervente

Poi che non se ne può più
Se lo vuoi continua tu
...

Ph. René Maltête



domenica 27 maggio 2018

Ultimo tango a Savona

Helen Allingham - Thomas Carlyle



















Un uomo di gagliardo acume, da sempre ai vertici di poteri che contano, alla venerabile soglia del suo ottantatreesimo compleanno, è certamente troppo smaliziato per farsi illusioni sul mondo.
E tuttavia, forse per una certa vanità mai sopita ispirata da un amore di sé smisurato, egli può ben concedersi il lusso della più assoluta irresponsabilità circa le conseguenze delle sue proprie azioni, perché il futuro gli è ormai del tutto indifferente. Del resto, molte vicende storiche, lungi da cause economiche o politiche o ideologiche, si sono determinate per banalissime ragioni psicologiche. Spiace dover constatare, nondimeno, che la triste storia del Belpaese debba fornire lennesima plastica conferma di un vecchio adagio di Thomas Carlyle, uomo senz’altro detestabile per quanto brillante, secondo cui «Le rivoluzioni sono pensate da utopisti, realizzate da fanatici e usate da sciacalli».


venerdì 23 marzo 2018

Follie! Follie! Delirio vano è questo! Esercizi


Fanciullo, ebbi delle meravigliose amanti.
Uscivano da giornali comprati di soppiatto, scorsi a lume di candela.
Camillo Sbarbaro


Rocambolario cruscante
Ph. Sergio Larrain

























Nativa latinoamericana molto eccentrica = Locandina
Monarca in preda a sostanze psicotrope = Refuso
Tenace lettore di Guerra e pace= Tolstojco
Esplosivo canto patriottico = Innominato
Supplice masochismo in salamoia = Salame
Agitata domanda retorica rivolta al vigile urbano = Tumulti?
Aut aut da tombeur de femmes caraibico = Rumorosa
Visionaria certezza del martire = Periscopio
Sgradevole rimbombo = Bieco
Già sciocco palmipede = Fuoco
Trasudare d'ispirazione poetica = Rimescolare
Cupo lonfo delle fanfole diversamente alto = Foscolo
Improvvisa tentazione repressiva = Orvieto
Velocista giurassico: Corradino Sauro
Raduno di spernacchiatori = Pritaneo
Regali doppi = Bidoni
Riconoscimenti all’improvviso = Meteora
Trascorsa flatulenza = Giapeto
Sonnolente esortazioni postprandiali = Abbiocchi
Caffetteria dove tutto gira intorno a te = Bartolomeo


Tautogramma

Ciascuno cinguetta curiosa cupidigia
cercando cedevole e confuso conforto
in una calda catarsi




Anagrammi

















La Sigaretta è una Strategia
Emilio Isgrò = Omise il rigo
Gustave Courbet = Curvò baguette
Dora Maar = Arda amor



Exit













Fu Jeanne Moreau un turbillon,
d’amaro amore ed allegria,
sorrisi e lacrime in carillon,
irresistibile e così sia.











sabato 20 gennaio 2018

Più e meno. Al voto! Al voto!

Hieronymus Bosch, La nave dei folli, 1494 ca., Parigi

























Dei deliranti detti e discorsi, petulii puerili, fermezze guaste, proclami tonitruanti, querule tenzoni, putrescenti appelli e pelosissime compassioni, che oggidì rompono in chiasso, si dubita che residui, depositandosi la nube del frastuono, un qualche senso dicibile secondo ragione. E tuttavia, la babelica Fregnacceide inscenata senza pudore dagli statisti in campo, lungi dalla parvenza fantasmagorica, monocorde reitera un unico schema loico miserrimo retto esclusivamente sull'addizione e sulla sottrazione. Nientaltro che più questo e meno quello, dove la somma dei più cresce in dismisura ad ogni giro e a ogni corsa, sfidando le favole più corrive, e parimenti gli accatastati meno giungono a formare unaltissima e avvampante pira tale da suscitare un indignato e vindice canto: «Empi spegnetela, o ch’io tra poco, / Col sangue vostro la spegnerò» (Il Trovatore).
Codesto ragionare per somma e sottrazione tolto in prestito alla retorica imbonitoria da fiera di paese, nondimeno, reca a corredo solo lo smunto e leccato sembiante del contaballe di turno, mentre l’onesto e verace imbonitore, almeno, è sempre pronto a dare prove tangibili dei mirabolanti pregi dei suoi coltelli prodigiosi, affettando zucchini e patate con destrezza esemplare squadernata sotto gli occhi increduli dei siori e delle siore astanti in diffidente visibilio. Il garrulo statista in pectore, di contro, come Mackie Messer, ha il coltello ma vedere non lo fa.
Per addizione e sottrazione, del resto, si produce l’agognata neutralizzazione di ogni articolato argomento ragionante, a beneficio della facondia di un tanto al chilo, terreno fertilissimo per ogni approssimazione condita dell’insipienza più efferata offerta in sacrificio alle plaudenti opposte fazioni analfabete.
Pur rammentando il venerabile adagio che senza esteso sapere e diffusa virtù il suffragio universale è solo riserva di caccia di tristi demagoghi, tale tenore del confronto elettorale in corso, non può che destare raccapriccio, ma non sorpresa, confermando il giudizio che, in ben altra temperie, formulò un disincantato e lapidario Luigi Pintor, ossia, che le elezioni sono trappole per coglioni.


mercoledì 20 dicembre 2017

Exit

L’albero a cui tendevi
la pargoletta mano,
non era il melograno
ma il povero Spelacchio
infine morto invano.

Tu fior de’ cinque stelle
percosse e inaridite,
tu de l’inutil vita
d’un’amministrazion,

sei la mesta bandiera
esausta giunta a sera,
né raggi ti rallegra
né ti risveglia il cor.

Cali sugli esordienti
or un pietoso velo
son un po’ deficienti
indegni del tuo onor.


mercoledì 13 dicembre 2017

Nuvole

Ph. Isa Marcelli




















Versa ancora nuvole nel cielo,
stampa ombre complici,
rifugio dei miei giochi,
segna un confine al sole
che svapora di luce quel che tocca.
Di più la trama opaca svela e schiude
serba il mistero e ancora un po cillude.





domenica 5 novembre 2017

Fiore fiore

Ph. Letizia Battaglia









































Sei troppo dispettosa tu con me
cado dal letto se io sogno te

Canto popolare siciliano
(Trad. anonima)



Versicoli anagrammatici ai candidati (in grassetto) della tenzon sicana
«Giancarlo Cancellieri»
«Nello Musumeci»
«Claudio Fava»
«Micari»


Tra berci acuti e digrignanti zanne
tonante Grillo carica le canne.
Poi laltro fascio pur un tempo bullo
confessa amaro: «Me su cime? Nullo
Quellaltro ancor che abita in Parnasso:
«Solo adulavo fica e cose belle,
si faccia presto che già chiudo e passo.»
Del professor disceso dalti rami
convien si taccia ché fa sol ricami.


domenica 29 ottobre 2017

La sera

Mario Giacomelli - Omaggio a Spoon River






















La sera screpolava lorizzonte
tra luci diafane e ombre trasparenti
lungo una strada di dubbi e bufera:
non più radici di vili certezze,
macabra danza di morte carezze,
solo lincerto barlume remoto
duna sperduta e lontana chimera.





giovedì 5 ottobre 2017

Epifanie


All'amico, anzi complice, anzi fratello, Franco Chirico

L’autore di questo bizzarro e romito Blog il 17 settembre 2017 ha avuto quasi un sintomo, nel senso di Camilleri, leggendo l’articolo di Hanif Kureishi, L’indiano Peter Sellers ci ha insegnato a ridere di noi, pubblicato su Robinson di Repubblica. Il grande scrittore inglese vi ripercorre la propria vicenda biografica di ragazzino di razza mista cresciuto nella periferia sud di Londra, alle prese con una complicata integrazione. Kureishi, in particolare, vi narra del suo grande amore per il cinema ed in particolare per i film interpretati da Peter Sellers. Nulla di che, fino a quando non prende a scrivere di uno di questi film, La miliardaria. «Il film di Anthony Asquith, realizzato nel 1958, era un adattamento, a opera di Wolf Mankowitz, della [omonima] commedia di Bernard Shaw del 1936, in cui il protagonista maschile è un egiziano. Nella versione cinematografica una divina Sophia Loren – una ricca aristocratica italiana di nome Epifania Parerga – (qui s’ebbe il sintomo) si innamora, tentando il suicidio, di un medico indiano musulmano, che all’inizio la vede solo come una seccatura».
La semplice lettura di quel nome e soprattutto di quel cognome era sufficiente a suscitare risa pensose sulle imprevedibili corrispondenze che il caso apparecchia. Donde il desiderio di conoscere l’aristocratica signorina Epifania Parerga immediatamente, ché quando capita di poter vedere il titolo del proprio Blog, per dir così, in carne ed ossa?
Ebbene, ehm, ecco l’epifania...




A questa visione le risa divennero incontenibili, ma furono presto contrastate da un crescente imbarazzato scrupolo. Ebbene, una signorina per giunta aristocratica non credeva di esagerare esibendo in modo talmente sfacciato le sue proprie grazie, davvero eccessive? Con quale diritto poi di compromettere un nome del resto onorato, così da renderlo famigerato, al punto da coinvolgere nell’ignominia chiunque per caso avesse avuto l’avventura di una omonimia?
Eppure, Monsignor Bouvier, nel suo Manuale del Confessore*, era stato assai chiaro nell’additare quale pericolosissima cagione di peccaminosa lussuria ornatus immodesti vel superflui, ossia «l’abbigliamento immodesto e lussureggiante» che può eccitare una equivoca concupiscenza ed altre morbosissime illusioni, fino a schiudere le porte cedevoli della dissolutezza.
Fortunatamente, Monsignor Bouvier, vescovo di Le Mans dal 1834 al 1854, nel suo preziosissimo Manuale aveva nondimeno previsto indulgenti eccezioni: «Hinc, qui delectatur in videnda muliere pulchra, in tangendo manus eius mollem, nihil ultra volendo, nec sentiendo, nec periculum grave ulterius progrediendi incurrendo, mortaliter non peccat», ossia, «non pecca mortalmente quegli che si diletta soltanto nel contemplare una bella donna, nel toccarle la morbida mano, senza altro desiderare, senza altro sentire, senza esporsi al grave pericolo di andar più in là». Certo, quel nihil ultra volendo nec sentiendo, innanzi a compiacenti grazie  fuor di misura opulente, necessita dell’esercizio di virtù eroiche fino all’ascesi, eppure l’abracadabra, munito di sigilli vescovili  utili a tener serrate le porte dell’inferno, per intanto era  servito. Misericordiosamente.
D’altronde, ad un più attento sguardo, Epifania Parerga, in effetti, benché sorpresa in lingerie, non pare poi a tal segno svestita da mostrare sciagurate nudità o altre turpi trasparenze senz’altro oscene. Lo strizzato corpetto ad un occhio corrotto potrebbe suggerire bensì audaci spudoratezze fornicatorie, ma nihil ultra volendo nec sentiendo, chi vieta di credere piuttosto ad un intimo allusivo omaggio alle forme castissime del violoncello? Le gambe sono malauguratamente scoperte, e pur tuttavia le calze assicurano, ad ogni buon conto, un velo di ineccepibile decenza. Il reggicalze poi è un mero accessorio funzionale, alla stessa stregua di comunissime bretelle: come le bretelle reggono i calzoni, così i reggicalze reggono le calze. Orbene, chi mai fu turbato dalle bretelle? E allora, solo menti infettate da molto enfatiche fantasie scostumate possono cavare dal reggente incolpevole accessorio muliebre, lubriche lusinghe foriere di infuocati congressi carnali.
Tutti questi particolari, del resto singolarmente per nulla univoci circa eventuali intenzioni sconvenienti, sono poi decisamente redenti dai lunghi guanti immacolati, nonché dal candore dei tre fili di perle, e definitivamente transustanziati, infine, dal vasto e pudibondo cappello, un magnifico Borsalino a falde ampie e flosce, che tiene a bada ogni più vezzosa ciocca ammiccante, restituendo Epifania ad una innocente verecondia da abat-jour.
È ben vero che la curvilinea floridezza rococò, la prosperosità turgescente, le forme smodatamente formose, non si possono davvero negare; ma un equanime scrutinio, a un dipresso, può revocare in dubbio ogni intento men che commendevole nell’abbigliamento della elegantissima signorina Parerga.
Tirato un sospiro di sollievo, (forse favorito dalla personale insensibilità al fascino debordante di tracotanti veneri greche, a cagione di perniciose inclinazioni per le grazie sciupate di frali afroditi con glauco sguardo e pigrissima libido), tirato dunque detto sospiro, non c’era che da considerare i sicuri effetti benefici della casuale e imprevedibile omonimia. D’ora in poi, anziché essere associato esclusivamente ad Arthur Schopenhauer – pensatore di gran peso ma invero un poco dispeptico – il titolo Parerga avrebbe avuto in Epifania una madrina di disinvolta leggerezza e giuliva allegrezza. Guai però a voler celebrare le nozze tra il padrino e la madrina, dacché Arthur Loren o Sophia Schopenhauer risultano ircocervi talmente inverosimili da mettere in allarme i servizi di zoologia fantastica e igiene mentale competenti per territorio.
Se, di contro, l’epifania di Epifania Parerga è servita a suscitare almeno un po’ di buon umore, tanto basta, di grazia. Il riso è proprio degli uomini, secondo Aristotele, sicché sorridere ci aiuta, forse, a restare più umani. Non ci par poco di poterlo ricordare, ridendo, nel genetliaco di Franco, che ogni sei ottobre ci piace abbracciare gioiosamente, con la promessa di tanti ulteriori umani sorrisi.



*Monsignor Jean-Baptiste Bouvier – Venere al tribunale della penitenza,
Trad. it. e cura di Osvaldo Gnocchi-Viani, Claudio Gallone Editore, Milano, 1999.







martedì 3 ottobre 2017

Marameo illogici. Esercizi

Balthus, Portrait de Thérèse, 1936


Un tautogramma ammirando Thérèse
Eterea ed elegante esita, eludendo esili emozioni ed effimere euforie evanescenti


Lipogrammi vocalici progressivi
decrescente
Allusione obliate, follia mia sa

crescente
Ad una furtiva stuoia noumenica


Doppie letture
L'Ettore Andromaca si mirò = Lettore andrò ma casi miro

E sì odo o mero p.i.n. darò = Esiodo Omero Pindaro


Bifronte facilino
i verbi brevi onorarono ingegni.


Anagrammi
Remène lapin = marine le pen

Audaci colpe = Paco de Lucia

Cuor eri magma = Mercuriomaga

Voilà prisma = Marisa Volpi

Marca costanti = Marco Stancati



Titoli immaginari anagrammando Mario Giacomelli






















Ammalierò ciglio

***


Illogica memoria

***



Ammirai collegio

***



Racimolai moglie