domenica 11 novembre 2012

Le olgettine

Processo Ruby


Le giovani ospiti delle famose serate eleganti del bungabunga, hanno ammesso d’aver ottenuto sonanti doni dall'ex premier nel passato, nonché d’essere decorosamente retribuite ancora nel presente. Tuttavia, hanno opposto un verecondo e meravigliato sdegno alla peregrina illazione che tanta prodigalità sia il turpe compenso di un basso mercimonio, non si parli di meretricio, dio ne scampi.

Le beate vergini olgettine, al cospetto di San Germano, recitano i solenni salmi della immacolata prostituzione.

sabato 10 novembre 2012

Giuliano Crinitàdipe di Ounto


Creatura di Autone et creator di Autino


T’amo, o pio bove, d’Auton pria cortigiano
ardente, e d’ogni lordura cantor
fervente, d’idoli facitore vano
a etterna gloria del garofaneo fetor.

Indi libero servo, turpe e villano,
d’Autino d’ogni fola venditor.
Né vizio, obbrobrio né altro arcano
svelle giammai l’amor tuo stuprator.

Da larga frogia umida e tronfia,
fumi spirti servil e devozion romana:
tuo otre a ognun dà asil, purché marrano.

Aedo di nequizie, tromba omai sgonfia,
crinita adipe peggior d’ogni puttana.
Ridi pagliaccio, ridi, al soldo del sultano.

venerdì 9 novembre 2012

Primarie del PDL

Turbolento ufficio di presidenza

Silvio Berlusconi chiede «Facce nuove, facce belle, facce pulite, ma soprattutto facce di azzo. Ecco ho trovato: voglio Renzi».
Nel corso del sereno dibattito Ignazio La Rissa annunzia a Galan: “Sei un perfetto cretino”. "Mi son perfetto e tu sei cretin" replica Galan. 
«Basta gelatai e barzellettieri! Si vince solo con le cassate», conclude Half Hano, in tono siculo-emiliano.

Si replica lunedì, giovedì e sabato all'Ambra Jovinelli.

Malcom X


Da Malcom X a Random X

Babbeo Renzi: una casuale (random) incognita (X).

La lega si slega


Scandaloso endorsement

Maroni: "Siamo pronti ad andare da soli". Autoerotismo di bassa lega?

mercoledì 7 novembre 2012

Stupefacenti appelli

Elezioni USA

Dal fumante Colorado, appello a Barack Obama di Mariagiovanna Deledda: "Canne al vinto".

martedì 6 novembre 2012

Il fallo da dietro






















Le parole che raccontano il gioco del calcio hanno subito una mutazione irreversibile. Dalla cime letterarie della prosa mitopoietica di Gioanbrerafucarlo e del misurato e lieve parlato poetante di Sandro Ciotti, si è passati ad uno stilnovo cafone che ha generato una neolingua ridotta a gergo disseccato e lobotomizzato.
Si è consumata una sorta di eversione plebea contro la grammatica e la sintassi che non ha risparmiato nemmeno il lessico, travolto dall’introduzione di neologismi storpianti, anglismi somari, francesismi bislacchi e dialettismi raglianti. Ma, a conferma che al peggio non c’è mai fine, la neolingua pedatoria analfabeta ora prende a mutare ancora, subendo un’ulteriore avvilente torsione genitale in chiave di esplicita e impudente erotizzazione.
Consumato ogni residuo scrupolo perifrastico, ormai vi domina la crassa ed esplicita metafora oscena di stampo fallocratico da lupanare e suburra, ossia un idioletto originariamente concepito e praticato da tenutarie e prosseneti, sgualdrine e lenoni, in funzione del mercimonio postribolare.
Con pompeiana e sguaiata turpitudine gli aedi pallonari declamano la mischia furibonda in cui volano falli proibiti, la penetrazione rapida e profonda, esultano per l’inserimento da dietro, la percussione, la pressione alta, lo sfondamento; con mestizia annotano la palla smorzata, gridano al duro fallo.
Un debole tiro si trasforma nella vile espressione: lo dà in bocca al portiere, vittima predestinata d’ogni più scurrile apostrofe, egli è scartato, infilato, penetrato, uccellato.
E insomma, basta! A tutto c’è un limite! Il calcio è forse la prosecuzione dell’amplesso con altri mezzi?

 * * *

            Finalmente gli arbitri inizieranno a fare sul serio per colpire un tipo di fallo davvero abominevole? Certo, tutti i falli sono brutti, Priàpo non ce ne voglia, ma il fallo da dietro è davvero particolarmente odioso. Insomma, è mai possibile che all’improvviso arriva uno e ti punta da dietro con un fallo talvolta enorme? È ora di dire basta! Non si può più tollerare questa grave forma di violenza proditoria, inaspettata e assai dolorosa. Il designatore Montagna ha dichiarato che gli arbitri non dovranno più avere riguardi nel reprimere queste volgari scorrettezze da cartellino rosso, come direbbero a Sky.
            L’On. Grilletti è intervenuto con molta foga per chiedere di evitare intollerabili discriminazioni facendo di tutta l’erba un fascio. Egli ha affermato che bisogna distinguere tra falli grandissimi e falli piccolissimi, falli grossissimi e falli minuscoli, ma soprattutto bisogna evitare l’accanimento contro il fallo da dietro quando poi si accettano allegramente tutti i falli davanti, senza alcuna uniformità.
            Sul tema ha rilasciato una dichiarazione il bomber Bigliardino: «Sì, beh, insomma, forse, però. L’importante è che almeno tutto termini quando l’arbitro fischia la fine».
            Il presidente Lodito ha detto ai giornalisti che «da dietro o davanti ogni fallo è fallo, ogni fallone è fallone, ogni fallaccio è fallaccio e tutti quelli che li subiscono pronamente andrebbero messi fuori rosa e puniti contro natura: dura lecs sed lecs». Egli ha inoltre ricordato che ora tutti si riempiono la bocca con il fallo, ma che in realtà solo lui già da tempo ha iniziato, in eroica solitudine, la sua lotta senza quartiere contro i falli, perché, ha concluso misteriosamente, «non si vince solo con i soldi, ma non bisogna vincere nemmeno con il culo».
            L’on. Grilletti ha duramente replicato, accusando il presidente Lodito di omofobia delirante compulsiva. Il presidente Lodito, sospettoso e furente, ha chiesto alla Lega Calcio di aprire immediatamente un’inchiesta, per sapere che cosa significa «omofobia delirante compulsiva», ché altrimenti «se sono parole d’offesa», avrebbe inchiodato l’on. Grilletti a un palo della porta sotto la curva nord, dopo aver tolto la traversa, facendolo calare dall’alto.
            Il vicepresidente vicario della Lega Calcio per calmare gli animi, cercando di minimizzare l’accaduto, ha precisato che, insomma, non c’è alcun bisogno di aprire un’inchiesta o di scomodare l’Accademia della Crusca, perché tutti sanno che «omofobia delirante compulsiva» significa «odio malato per i froci burini, gente dell’alto Lazio». Lodito, sentita questa dichiarazione, ha perso il sentimento. Nel corso di una infuocata conferenza stampa, appositamente convocata, ha tuonato: «Alto Lazio? Sti cazzi! A me frocio non lo dice nessuno. Ahò Rosella, Rossella Oara, Rossilla, Rossulla, Rosinella. A fallita de Italpetroli, come te permetti, pensa ai zeru cosi de tu nonno romanista in cariola. A capa de testaccio de cazzo, cadente impero de’ sensi, pensa al tu Pupone fasciato come ’na mummia egizia, che ’nvece de segnà s’è ridotto a contare barzellette al colosseo pe’ pagà li pannolini ai pupi sui e per comprargli il latte ha da mannà su moglie ’gnuda a la Salaria. Pensa a li tua mortacci de fame».
            Nessuno è riuscito a frenare l’inarrestabile esternazione di Lodito. Trasportato d’urgenza al logocomio di Formello dal suo autista detto Amàchina, imperterrito ha continuato a convocare ululante giornalisti, magistrati, giudici sportivi, stampa estera, e poi Delio Rossi, Dicanio, i dissidenti, e poi ancora d’un sol fiato, come un tempo Enrico Ameri: «Pulici, Petrelli, Martini, Wilson, Oddi, Nanni, Garlaschelli, Re Cecconi, Chinaglia, Frustalupi, D’Amico. Non quella gnocca de Ilaria bla bla bla, “e che, ci fa un sorriso?”. E che te devo ride’? Ride’ de che, del tu’ straccetto strozzazinne? A manico de scopa de chirurgo spastico, pussa via sporcacciona de Massimo Sconcerto. Non lei, voglio Vincenzo, quello che te corca, te purga e poi co’ ’na botta teribile manna a palla al Quarticciolo. Alé oh oh! Alé oh oh!»
            Pare che poi sia caduto in catalessi vigile. Infine tacendo, ma continuando a vorticare i bulbi oculari come dervisci rotanti. L’opinione pubblica è basita, si parlerà ancora di falli da dietro?
Chissà. Chissà.

Autone di Hammamet


Carme in distici sciolti alla memoria di Autone di Hammamet,
padre ignobile di Silvio, detto Autino

Allor che il sol giunto fu al ciglio
Lasciò ancor turbato il suo giaciglio

E tenendo ancor le braghe dissestate
Berciò sonoro parol disordinate

Indi indossò camicia di smunto vermiglio
E scese uggioso e superbo giù nel baglio

Ove l’attendeva desta la sua corte tutta
Giulivi valletti e ai cesti tanta vaga frutta

Ch’egli afferrò senz’altro riguardare
Divorando uva e banane senza dire

Poi fragole, volle, mele e ananasse
Mangiò tanto che tema s’ebbe che subito scoppiasse

Poscia postosi al centro della sua corte plaudente
Si liberò gaudente di sterco assai copiosamente

Rapito dal piacer di defecare
Niuno stimò degno di pregiare

E volse pensamenti ai dì felici
Quando ancor più potea scaricar feci

Quando al cibar si dedicava
Né altra speme o miglior destin per sé voleva

Se non desinare et evacuare immantinente
Onde poter moltiplicare il ciclo appassionante

Tuonò infine un peto dirompente
Tale da stordir financo a un dio la mente

Ma esso fu l’agognato segnale
Che giunta la cacata era al finale

Or che infine l’agio era raggiunto
Volle latte terso e bianco appena munto

- di capra – strepitò all’accorso pastorello
e bevve più o meno come un gran cammello

Miele e caffè gradiva eziandio
Ma riebbe tosto alla pancia un mormorio

Sicché l’appena terminato rito
Fu rinnovellato non lungi dal precedente sito

L’aere del baglio infin colmo di lezzo
Pare che al divo non fosse di sollazzo

Onde un valletto ei rampognò fremente
Facendolo cagion dell’aria fetente

E che si lavasse prima d’accostare Autone
Il qual non tollerava quel puzzo di montone

Il servidor ne fu molto turbato
Stimandosi senza colpa ingiurïato

Non sol pria del tutto affumicato
Ma poi senza giustizia apostrofato

È triste il vivere del pover servidore
Quando un signor comanda senza onore

Alfine Autone si riscosse dal monte orripilante
E chiesto ai servi se ‘l suo deretano fosse netto idoneamente

S’apprestò adunque a cominciare il giorno,
e come suo costume pria volse la testa lentamente intorno

Scrutò con tedio il barbaro orizzonte
Riarso a manca e a dritta liquescente

Quinci scorse nel cielo uno stormo sciamare
Nel bel settentrione diretto a dimorare

S’annuvolo tosto d’ira e amara nostalgia
Per rimembranza acerba di sua terra natia

Lui esule, negletto e pur sbandito
E ‘l suo codazzo turpe riverito

«Ah se vorrei tornar con l’ascia più tagliente
Farei cibo per porci di tutta quella gente

Perfidi e marrani, infami e anco codardi
Quant’io fui astro carco di luminosi dardi

Regga il furore all’avverso destino
Orbato sì di gloria, ma non a capo chino»

Saliva intanto in cielo il sol del mezzogiorno
mirò e poi volse il capo, più pigramente intorno

lunedì 5 novembre 2012

La nipponica Daniela

Processo Ruby

Dopo le faraoniche uova alla coquette deposte da Berlusconi, irrompe il plastico delirio della Santanchè: "Mai visto giovani ragazze ad Arcore".
Primo, perché per lei le altre donne non esistono.
Secondo, perché alle cene eleganti, in effetti, ha visto solo mocciose che si davano arie da maggiorenni con tubini neri della Chicco.
Oh beate Sante Anke nipponiche spudorate!
Quo usque tandem abutere patientia nostra?

venerdì 2 novembre 2012

Half Hano in Paris

Da Parigi

Trionfale successo all’Opéra Comique del concerto per trombone solo di Half Hano. Un’autentica ovazione è stata tributata a Danielle Sante Anke che ha ringraziato il pubblico eseguendo una nuova opera originale per maracas idrofobe. Urla straziate di giubilo hanno concluso l’evento.    

La grillata travagliata


L'ex P.M. Antonio Grillo candida al Quirinale il comico Beppe Di Pietro: Marco Travaglio, per la gioia, regala manette a tutti.

Tragiche letture

Pubblicato a Pomigliano dall'editore Arbeitmachfrei il saggio di Adolf S.S. Markionne "Fiat e decimazione produttiva", p. 1, € 17 milioni.

mercoledì 31 ottobre 2012

Autino Putto figlio di Ana


Me ne andavo una mattina a spigolare
quando ho visto un berluscone comandare,
era un gran losco che andava a livore
e avea solo schifezze in picciol core.
Era laido zotico e maligno
eppure cigno.

La stoltezza avea prescelto nella vita
ancorché l'asinità gli fosse destinata,
lecca a manca lecca sopra e anco sotto,
n'ebbe tosto guiderdone e mazzo rotto.
Era laido zotico e maligno
eppur serpigno.

Se nel ceffo era un putto pitto d’oro,
in vertà era caimano da ogni poro;
benché talor poi s'appaiasse al verme,
di peste lo dicean trucido germe.
Era laido zotico e maligno
eppur lupigno.

«Sempre libero degg'io» il cicalava
Mentre l’altrui libertade ruinava,
sì che da brutal rancor e intirizzito
venne in campo e resse il popolo impazzito.
Era laido zotico e maligno
eppure, in verità, sol bastardigno.

Concerto in Paris

All’Opéra Comique in Paris
concerto per trombone solo
di Angelaino Half Hano
musiche di
Danielle Sante Anke e Maurice Beldietro

martedì 30 ottobre 2012

Melodramma

Il nuovo governatore della Sicilia, violetto, canta sulle celebri note della Traviata: «Dell'universo intero, misterioso, altero, sarò crocetta e delizia, delizia al cor»

Gas spari

Da un tweet di Vauro: «Santoro e il presunto comico Vauro sono due volgari sciacalli». Maurizio Gasparri, 2009.

Glossa acida
Il presunto, già munto, insomma il premunto politico maurizio gasparri è un benamato rien tin tin.

Choosy?

Offresi impiego precario e malpagato, ma ben compensato da sfumature di grigio, rosso e nero, a parente stretto non choosy di Elsa Forneuro.

sabato 27 ottobre 2012

Bone riletture


Pubblicato in Francia da Editions Beaucon il celebre saggio “Aut suffragia aut mentulae” di N. Minetti, pp. 906090, € 23, trad. di Jolie De Raitan

Bone letture



Pubblicato dall’editore Eustikkios il saggio “Aut suffragia aut mentulae” di N. Minetti , pp. 906090, € 23, trad. di Marastella Devotaoli.

Ah Silvio


Silvio, rimembri ancora
quel tempo della tua vita immorale,
quando beltà splendea
nei rapaci tuoi denti e fuggitivi,
e tu, lieto e operoso, giulivi greggi
di gioventù violavi?


Sonavan le quiete
stanze, d’estasi e urla,
al tuo diuturno coito,
allor che all'opre priapesche intento
miravi, assai contento
quella vaga vicenda che in casa avevi.
Era l’omaggio amoroso: e tu solevi
così menare il giorno.

E noemi vispa e vezzosa
e nicole callipigia e paraninfa, poi
patrizia di voluttà reina a tempo
e mara che ti rendea la miglior parte:
d’in su i veroni del didietro bello
porgea sue grazie alla tua zanna truce,
ed alla man veloce
che percorrea la misteriosa spera.

Mirava il ciel serena,
ai modi tuoi recisi mariastella,
e quinci il suol, e quinci il fonte:
lingua mortal non fece
più furïosa impresa.

«Che pensieri soavi,
che bagordi, che cori, o Ruby mia!
Piramidi o couscous
giacemmo a perdifiato!»
Quando sovvien tal rorido amorazzo,
il duol lo rende pazzo,
ond’ei riede alla cagion della sventura.

Oh Monilda, oh Monilda,
casta siccome angelo caduto
la turpe tua purezza
divora i figli tuoi!

Tu pria inaridita come gramigna al verno,
da ottuso morbo combattuta e vinta,
intirizzivi, o poverella. E non capivi
la gioia del tenero coir;
non ti molceva il core
il dolce bungabunga or delle belle negre,
or d’altre mille leggïadre prede;
né i congressi furtivi ai dì festivi
per ragionar d’amore.

Perché debbe perir
l’idillio di sua vita? Empia erinni dell’atro
fato, d’ognun è specchio lui
di giovinezza. Ahi come,
come insensata sei:
sì cacci itaglia all’ade, sciagurata,
non punto i vizi suoi.

Una ben triste vita ognor saria
ove furto d’amor et aurei meretrici,
fosser vizi grevi dall’orbe sbanditi.
Qual sorte fingi delle umane genti?
In quale inganno tu,
misera, cadesti: tra nembi il nume
la fredda morte ed una tomba ignuda
già di lontano cenna.