martedì 17 febbraio 2015

Prismi e finzioni


Dio non ha unità,
come potrei averla io?
Fernando Pessoa

Franco Chirico, La stanza dell'artista, matita su cartoncino, 1979

Anche la luce, la più adamantina cosa del mondo, e trasparente e coerente, si spezza nel plurale iride, diviene tanti colori, solo che passi da un prisma; si fa contraddizione, e ciò che reca alle forme i colori è essa stessa un fascio di colori.
Quale orrore della contraddizione può negare perfino l'evidenza della molteplicità, varietà, pluralità degli uomini e delle cose. Solo quell'immondo simulacro del sé, intero, unico e intonso, può vietare di prorompere al divenire della vita che è mutamento, vicenda, contingenza assoluta. Quell'orrido essere, in tronfio trionfo, è ciò che defunge nello stare, pari al nulla. Non sono perché non voglio essere e non voglio non essere, penso di essere solo quando non penso, ma sono pensato dai dogmi dell'ontologia mortifera che imprigiona il divenire nelle panie di inerti costrutti d'essere.
I fermi principi, gli eterni valori, la fondata ragione, le rigide norme, l'immacolata purezza, sono maschere della morte, ché la vita è tumulto, crisi, scorrere lutulento e maculato ricominciamento, infine, solo alba e tramonto, sguardo che muta nel mutare del mondo.
Su un gorgogliante caos definitivo la zattera si disfa e si ricostituisce con i relitti portati dalla marea, e nel vasto mare del possibile ― talvolta diveniente, talaltra mai divenuto e rimasto informe maceria ai piedi dell'Angelus novus di Klee e Benjamin ― solo il farsi e disfarsi delle onde regola il fragile tempo della fuga di sé, della dissipazione e della perdita.
D'altronde, poiché ogni vita è sempre cominciata, la perfetta coerenza sarebbe rifiuto di ogni apertura al diveniente, una continuità autistica simile alla vita del ragno: mera iterazione e autoproduzione.
Poi, però, nell'andante senza moto dell'accadere lineare irrompe il presto con fuoco del desiderio che spalanca le finestre all'esperienza prismatica rivelando la contraddittorietà di tutto, buttando all'aria ogni castello di certezze, dividendo il sé intero e trasparente a se stesso in un plurale pulviscolo di frammenti incoerenti.
Vedi allora d'improvviso la tua ombra ubiqua e mobile, inafferrabile perfino nel solare mezzogiorno, e forse quella stessa ombra è solo una finzione, dalla quale tuttavia non vi è nulla da temere, perché, come sapeva Fernando Pessoa, infine, fingere è conoscersi.

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